Applausi ai secondi. E Prandelli parla di "paese vecchio"

Anche in sala stampa l’Europeo degli Azzurri di Cesare Prandelli ha avuto un epilogo simile a quello ricevuto ieri sul campo: applausi. Riservati ai giocatori, ieri nell’amara serata di Kiev. Tutti per il commissario tecnico oggi quelli degli addetti ai lavori nella conferenza stampa di congedo a Cracovia. “Questi applausi fanno un enorme piacere". Leggi Vicente del Bosque, come essere "vertical" restando un "hombre normal" di Francesco Caremani - Leggi Spagna-Italia 4-0 è il semplice sigillo della verità di Lanfranco Pace - Leggi Scusate tanto di Lanfranco Pace
3 AGO 20
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Anche in sala stampa l’Europeo degli Azzurri di Cesare Prandelli ha avuto un epilogo simile a quello ricevuto ieri sul campo: applausi. Riservati ai giocatori, ieri nell’amara serata di Kiev. Tutti per il commissario tecnico oggi quelli degli addetti ai lavori nella conferenza stampa di congedo a Cracovia.

“Questi applausi fanno un enorme piacere”, esordisce il ct dell’Italia, “prima di entrare avevo pensieri non belli e invece: mai avrei pensato di dover ringraziare i giornalisti. Complimenti da parte di tutti. La panchina si alzava e andava sempre a salutare l’altra panchina: abbiamo sorpreso tutti anche in questo senso, mai una polemica. Secondo me anche voi ci state credendo”.

A cosa si stia cominciando a credere, Prandelli lo dice subito dopo: “Spesso il calcio è un veicolo per cambiare, noi siamo un paese vecchio con tante cose da cambiare: dobbiamo avere il coraggio di cambiare. Noi lo abbiamo avuto, il risultato non deve essere condizionante per una idea. Questo è l'aspetto che mi preoccupa, avere la forza di crederci. Poi troveremo sempre difficoltà, ma dobbiamo continuare a perseguire un’idea senza farsi condizionare dal risultato”. “Certo – prosegue il ct – la vittoria avrebbe fatto bene a tutti ma perdere l’equilibrio a tanti. Ci vuole tempo per arrivare alla continuità, e se vogliamo rinnovare dobbiamo farlo per lungo tempo e non vivere per un risultato. Forse non siamo ancora pronti per vincere e quando lo saremo saremo pronti per rivincere”.

Già, il prossimo appuntamento iridato per la Nazionale è fissato per il 2014 con i Mondiali in Brasile. E se prima di questa finale qualche dubbio sulla permanenza del ct sulla panchina aveva fatto capolino, è lo stesso Prandelli all’indomani della debacle contro la Spagna a fugare ogni perplessità: “Abbiamo trovato un punto in comune che è la voglia di cambiare. Alle volte ci si chiede se si sta condividendo un pensiero e poi ho avuto la certezza che il presidente Abete e Albertini vogliono perseguire questa strada e i dubbi sono spariti”. Poi la stoccata, i famosi sassolini cui aveva accennato alla vigilia della sfida alla Germania: “Credo di saper fare il mio lavoro e l’ho dimostrato, ma se devo fare allenamenti ogni 3-8 mesi non so se sono all’altezza. Sono un a persona di campo, non un politico o un burocrate, e posso far crescere questo movimento solo lavorando in questo modo”. “Sono sincero quando parlo di progettualità – prosegue il ct – “noi abbiamo voglia di costruire qualcosa, ma se tra sei mesi i problemi non saranno risolti, se devo allenare una squadra che in otto mesi fa due allenamenti, una riflessione la farò”.